IL NOBILE UBRIACO
Tutto acceso
pensava
con le braccia conserte
come cullando, cercando
di tener stretti i pensieri :
nel freddo
cordiale di certi giorni d'inverno, si
sa,
si perdono per le vie come polvere
di troppi denti di leone
per il vecchio sentiero dietro casa,
dove non c'è respiro
che li accolga...
S'accorse con pallida collera
che lo pungeva
la lama cedevole e acuta
d'un passato
più volte falciato con vino e con
furore :
questo temeva, e non
diceva - non osava -
quel nobile ubriaco.
Scappato com'era da tempo
dai prati d'assenzio
del ricordo, ben credeva
- come dargli torto ? -
che non avrebbe retto
alla rinata erba.
A passi elettrici e opachi
prese a battere
la schiena incerta dei viali, pazzo
e penoso.
D'un tratto ristette
come stordito, illuminato
da una nuvola di voci davanti ad un asilo
:
alte e forti
nel freddo controluce le sentiva
durare...
Sorrise allora
d'un diverso rossore,
aperse ali novelle
e si lasciò alfine andare al vento
:
sapeva ora, davvero sapeva
che non si sarebbe
perduto...
Samuela CAMELLITI, Como