TI RIVEDO
Ti rivedo attraverso il fiore bianco
del ciliegio,
riflesso nella stanza del rosario quotidiano
dei tuoi stenti,
seduta sulla sedia a rotelle.
Ci uniscono gli ottantanni di malinconica
allegria
ed il cuore che attende invano un'altra
primavera.
Impenetrabile la vita.
Te ne sei andata in autunno
quasi inesorabile follia.
Eri nata tra profonde zolle
e raccontavi di antichi dialetti.
I tuoi capelli avevano il colore perduto
del tempo.
Geometrie rupestri narrano storie
comprensibili soltanto a noi due.
Ho portato il tuo cognome e quello di
mio padre
nell'onda tumultuosa dei risvegli
a bilancia della vita.
Sento ancora di te la voce lontana
diventare eco che stritola i sogni.
Mi hai insegnato odori ed impronte della
miseria.
So di doverti parole d'amore ed altro
ancora.
Scriverò tutto nella notte che
trasformerà i miei occhi
in un cielo di lucciole accese dalla
tua memoria
come ventaglio di fuoco e di seta,
mentre io, nello spazio rovesciato della
vita,
continuerò ad amarti madre dolcissima.
Giancarlo ANGELINI, Genova