Anno 2000

TRA L’INFINITO E ME

di  Enrico Piciarelli, Roma

 

Il mio paese è una briciola

sulla mano di Dio

che mai trema,

sostenuta dalle sue potenti braccia.

E d’inverno s’inonda

di un’aria cristallina e di neve candida,

protetto dal silente massiccio alle sue spalle

che ne custodisce la memoria;

e poi, all’alba, il sole

che tutto sa di noi

quasi a voler mutare i suoi raggi

in bionde cascate

per poter godere anche lui di quella pace

inonda le strade

i vicoli, i verdi pascoli.

Allora con gioia rinnovata

vedo ridestarsi gli animi,

le antiche persiane cigolare,

eccitate nell’assaporare ancora quell’aria

pura e fredda come il sasso,

quasi non respirata.

Seduto in mezzo alla mia piccolezza,

tra la mia montagna

e la mia gente

ripenso alle mille e mille vite

che la roccia ha oramai appreso

e che la pioggia non corrode ne’ scioglie

ma calcifica nella millenaria pietra.

Le persone andate, le notti gelide

-eppure così calde-,

il vino, gli amici

e il dolce sorriso di mio nonno

saggio quanto la montagna

che ora lo tiene in lei,

s’allineano tutte nello sbiadito ricordo

come su un filo rosso

verso l’infinito...

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